225° recensione: Il dramma dei lager nazisti

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Domenica, 31 Marzo 2013 07:22
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SCHEDA DI RECENSIONE LIBRO

a cura di Paolo

 

AUTORE: Georges Hyvernaud 

TITOLO: La pelle e le ossa

EDITORE: Piemme Edizioni

COSTO: 9,30 

TEMA TRATTATO: flash di ricordi tragici di vita vissuta in un campo di prigionia nazista che si introducono nella vita quotidiana del dopo guerra. Una vista diversa, quella del prigioniero di guerra, sull’abominio dei lager nazisti.

GIUDIZIO SINTETICO: la durezza delle cose raccontate risulta ancora più forte nel confronto con la vita prima e dopo la guerra. Uno status di prigionia raccontato come indicibile momento di sporcizia, una sporcizia che si diffonde e divora tutto: la sporcizia del corpo, la sporcizia del cibo, la sporcizia dell’ambiente, la sporcizia dell’anima. Lo sporco, l’immondo diventano il simbolo tragico e concreto di quell’esperienza, che segna l’uomo nella sua essenza materiale di “pelle e ossa”. Resta alla fine un po’ ostico e pesante. 

ALCUNE FRASI SUGGESTIVE

Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno, senza avere prima fatto la nostra parte dentro di noi. E’ l’unica lezione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi e non altrove.

La vita è un liquido viscido, unto. E’ vaselina. 

Ma sono i cessi l’emblema della nostra condizione. Non le cimici. I cessi sono più significativi. Riescono persino a darle quel non so che, una specie di sordido umorismo. (… omissis …) Uguaglianza nella merda.

Si legge solo per leggere. Per intontirsi, per dimenticare, per sbarazzarsi di sé e perdersi nel monotono incantesimo dei segni.

La povertà non è privazione. La povertà è il non poter essere soli. Un povero non ha diritto alla solitudine.

Ci hanno mescolati e confusi. Ci hanno assegnato identità arbitrarie: il 998, il 1222. Un numero su un ammasso di budella, ecco quello che ci resta di reale. E un pugno di ricordi che si sta cancellando.

La storia degli storici non ha odore.

Ma nessuno legge i nomi sulle croci. E non c’è neppure una croce. Non c’è nulla.