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361° recensione: essere felici con poco

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SCHEDA DI RECENSIONE LIBRO

a cura di Paolo

 

AUTORE: Maria Chiara Giorda - Sara Hejazi

TITOLO: La felicità del meno

EDITORE: Sperling & Kupfer

COSTO: 16,00

 

TEMA TRATTATO: un saggio che, dallo studio della vita monastica, vuole indicare una strada verso la felicità. Una felicità descritta in modo diverso da quello che il nostro mondo moderno fa balenare in ciascuno di noi, una felicità del meno e non dell’avere, una felicità di armonia tra corpo e mente, tra individuo e comunità; una felicità che è nel senso della vita. 

GIUDIZIO SINTETICO: piacevole da leggere, suggerisce un modo diverso di vivere la quotidianità e di dare un senso al nostro vivere. Arricchito da storie e racconti di vita monastica e di parabole, fa venire la voglia di approfondire il tema consigliando una breve bibliografia. E riguardi il tuo essere in modo diverso.

 

ALCUNE  FRASI  SUGGESTIVE

 

A volte proprio nel momento in cui ci fermiamo un istante e cerchiamo di entrare in contatto con noi stessi comprendiamo come le nostre fragilità possano diventare un punto di forza. Perché ci aiutano a crescere e a cambiare. Perché ci rivelano qualcosa di noi che per tanto tempo, a torto, abbiamo fatto di tutto per ignorare.

Beati loro, dunque, che credono, perché noi uomini e donne laici facciamo i salti mortali per attribuire un significato alle nostre azioni.

(… omissis …) in realtà la vita è molto più semplice di quello che ci figuriamo; più simile alla pittura o alla musica, essa non ho per forza un senso trascendentale, fuorché il fatto di essere un’arte.

“I due più grandi doni che il Cielo possa fare a un’anima: silenzio e solitudine” (Marcel Jouhandeau da “Il Mondo”)

E il silenzio da subito apparve come lo strumento privilegiato per unire il sacro al profano, l’uomo a Dio, il caos all’armonia.

“chi non tace non può ascoltare e chi è pieno di parole sue non può ascoltare un altro, cioè accoglierlo nel proprio cuore, perché questo è già pieno di sé, ingombro del proprio io”.

Sono la cura e lo sforzo di appropriarsi di uno spazio – esterno o corporeo – armonizzando le parti con il tutto,  a generare la bellezza.

Né le belle parole né il bell’aspetto possono rendere bella una persona invidiosa, avida e falsa. Sradica in te queste erbacce, coltiva la saggezza e la purezza e la tua bellezza risplenderà da sé (Dhammapada, 262-263).

Il bisogno di condividere è un tratto universale dell’essere umano.

Nessun essere umano può formarsi da solo. Nessun essere umano “si fa da sé”.

Cos’è dunque il tempo per i monaci? Non un eterno ritorno, né la prospettiva lineare di miglioramento, e nemmeno la nostalgia di un passato, ma semplicemente l’esistenza stessa nel suo continuo fluire.

Non c’è altra realtà che la realtà presente, per cui, se anche dovessimo vivere per un tempo senza fine, vivere per il futuro significherebbe continuare eternamente a non capire la vita.

Il sole che sorge ti veda sempre con un libro in mano (Evagrio Pontico)

(… omissis …) siamo ciò che pensiamo, quindi dobbiamo pensare di essere felici per esserlo. Tutto dipende da noi, siamo la forza del nostro pensiero.

E’ sempre più difficile ammettere la mancanza di senso in un mondo che, degli oggetti che si possono vendere e acquistare, e da cui si può ricavare profitto, ha fatto la propria raison d’être.

Per essere felici - è vero – bisogna dapprima soddisfare alcune esigenze fisiologiche primarie. Poi occorre sentirsi parte di una comunità, piccolissima o grande che sia. Infine, è necessario che le azioni che compiamo abbiano come motore il bene della comunità, e anche il proprio, in quanto parte di essa.

Non bisogna cercare di essere felici, ma coltivare la felicità con arte e amore.

(… omissis …) l’unica differenza tra felicità e infelicità a parità di condizioni è costituita dalla mancanza o meno di senso dell’agire. (… omissis …) Senza un senso profondo che ci muove, non possiamo essere felici: e - ahimè – l’essere felici in sé non dà senso alle nostre esistenze.

E’ necessario rivoluzionare le prospettive sulla felicità: non è l’acquisizione di beni di prestigio, ma è l’equilibrio tra corpo e mente, tra passato e futuro, tra natura e uomo. E’ armonia: come la musica, un bel dipinto, una danza. Questa è la felicità. Non va cercata, ma praticata e coltivata. Non appartiene a uno, ma è di tutti, altrimenti non può essere di nessuno. Non è slegata dal corpo, ma nemmeno può essere slegata dallo spirito e dalla ricerca di senso.

Le strade monastiche per dare senso alle nostre esistenze:

1)      liberarsi dagli oggetti, dalle cose;

2)      uscire dall’individualismo e cercare la comunità;

3)      apprezzare il silenzio e la solitudine;

4)      dormire di meno e meditare di più;

5)      cogliere il presente e smettere di proiettarsi in avanti ed indietro nel tempo;

6)      lavorare con attenzione e passione;

7)      rinunciare a ciò che ci tormenta se continuiamo a perseguirlo;

8)      rivalutare il senso dell’ospitalità;

9)      smettere di pensare a come essere felici, a quanto siamo felici e a come saremmo felici se….;

10)  praticare e coltivare la felicità, non cercarla.

 

 

Chi siamo

Chi siamo?

Semplicemente degli amanti della lettura e della conoscenza! Pensiamo che leggere non rappresenti solo un modo per utilizzare piacevolmente il tempo a disposizione ma anche, e soprattutto, un modo per crescere, fare amicizia, conoscere se stessi, vivere bene con gli altri.

Per questo motivo crediamo che far circolare le emozioni che ogni lettore vive leggendo un libro rappresenti il modo migliore per diffondere cultura, amicizia e, alla fine dei conti, benessere.

E leggere diventa stile di vita!

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