286° recensione: sentirsi soli

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Lunedì, 19 Maggio 2014 04:46
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 SCHEDA DI RECENSIONE LIBRO

a cura di Emanuela

 

AUTORE:  Marco Magini

TITOLO: Come fossi solo

EDITORE: Giunti

COSTO: Ed. Cartacea 14,00 euro, versione kindle 8,99 euro

TEMA TRATTATODal 1992 al 1995 in Europa é imperversata una guerra fratricida all’interno della ex-Jugoslavia. Il libro racconta il massacro di Srebrenica in modo corale, tramite lo sguardo di tre protagonisti. Uno dei giudici della corte penale internazionale de l’Aia, un casco blu Olandese del contingente ONU stanziato a Srebrenica e un soldato serbo-croato, volontario nell’esercito serbo, il quale fu l’unico a dichiarare di aver partecipato al massacro.

GIUDIZIO SINTETICOOpera prima di un coetaneo (amico), terzo classificato al Premio Italo Calvino (2013) e ora candidato al Premio Strega. Il libro, nell’affrontare un tema ancora molto controverso della storia recente non dà giudizi di parte e mostra con gli occhi delle 3 voci narranti come le relazioni di potere, la coercizione psicologica e di fatto la perdita di spirito critico possano portare gli esseri umani a voltare le spalle ad altri esseri umani, lasciando che il massacro si compia. Partendo dai fatti e dagli incartamenti emersi durante il processo costruisce una struttura narrativa di libera ispirazione che non cerca né di accusare né di assolvere ogni tassello dell’incastro, mostrando allo stesso tempo quanto la banalità del male sia così sconvolgente. Merita di essere letto per mantenere viva in noi la necessità di non voltare le spalle agli eventi e non chiudere gli occhi davanti alle azioni in cui possiamo essere attori del cambiamento.

Vorrei segnalare la riapertura (9 maggio 2014) della National and University Library di Sarajevo dopo che nel 1992, insieme all’edificio, andarono in fiamme 2 milioni di libri.

 

ALCUNE FRASI SUGGESTIVE

 

Drazen, di origine serbo-croato, membro dell’esercito serbo: “Lo guardo, mi pare ancora piú giovane. Un fanatico, vorrei poter dubitare delle sue parole ma comincio a pensare che sia davvero pronto a uccidermi pur di portare a termine il suo ordine.”

Romeo, giudice della corte penale internazionale: “Ho e abbiamo condannato un uomo al carcere per una colpa non sua, per avere deciso di agire come avremmo agito anche noi se ci fossimo trovati al suo posto. Chi di noi avrebbe mai rischiato la vita per mettere in discussione gli ordini ricevuti dall’autorità, per quanto insensati potessero essere? [...] A Srebrenica l’unico modo per restare innocenti era morire.”

Dirk, casco blu Olandese del contingente ONU: “I morti bosniaci sono solo un tragico numero, una notizia che non ti fa alzare il viso dal piatto quando passa al TG, ma noi no, noi finiamo sulle prime pagine dei giornali se veniamo presi in ostaggio, figuriamoci se uno di noi ci lascia le penne.”